Ichnusa

Ichnusa Lager

Alcol %

4.7

Formato

0,33l

Temperatura di servizio

3° C

Allergeni

Glutine

Nazione

Italia

Distribution

€ 1.23

Scheda tecnica Ichnusa Lager

Dal 1912 Ichnusa è sinonimo di Sardegna. L’espressione concreta della terra e del carattere delle persone che la abitano. Il suo gusto è il riflesso dell’anima sarda, sintesi perfetta d’istinto e passione.

Abbinamenti

Perfetta da abbinare a salumi e formaggi saporiti per un aperitivo. Si sposa benissimo con menù gustosi e dai sapori decisi, a base di carni rosse e bianche. Semplicemente perfetta per accompagnare un hamburger o una pizza, condita a piacimento.

Cantina

Ichnusa
Nell'agosto del 1911 il comune di Cagliari cedette ad Antonio Birocchi e Aristide Giorgetti un terreno di 11529 m² all'inizio dello stradone che portava a Pirri, oggi viale Ciusa, esattamente tra via Marche, via Romagna e via Bacaredda nell'odierno quartiere La Vega (al tempo chiamato Is Stelladas, oggi residenziale e nei pressi del centro cittadino ma a quel tempo ancora area disabitata e adibita alla produzione industriale). I due assieme poi a Francesco Vincenzi vi impiantarono uno stabilimento birrario, utilizzando macchinari e tecnologia di origine tedesca e l'anno successivo, l'8 giugno 1912, fondarono l'Industria Birraria Ichnusa, adibita alla produzione di birra e del ghiaccio. L'inizio fu promettente ma il forte investimento iniziale e la scarsa disponibilità di capitali da parte dei promotori creò subito problemi nella gestione dell'azienda. Fiutandone le difficoltà ma capendone il potenziale intervenne Amsicora Capra, il principale imprenditore sardo attivo in quegli anni nel settore vitivinicolo e proprietario della Vinalcool, oltre che di aziende attive nella logistica direttamente collegata all'export dei vini e dei liquori in Italia e in Europa. Egli infatti comprese che il commercio della birra sarebbe stato sinergico e non antagonista a quello del vino, ma soprattutto valutava necessario un ampliamento dell'offerta di prodotti della sua azienda alla luce dell'esplosione della filossera, che in poco tempo distrusse tantissimi vigneti sardi. Capra offrì a Giorgetti e Birocchi un piano già utilizzato dalla Vinalcool in altre occasioni simili, ovvero essa fu disponibile a concedere un finanziamento immediato di 500.000 lire che i soci avrebbero garantito con cambiali e contestualmente si sarebbero impegnati a trasformare l'azienda da società di persone in società anonima per azioni, apportando come capitale il patrimonio dell'azienda (poi stimato in 800.000 lire). Successivamente a questa operazione, la Vinalcool sarebbe stata disponibile ad acquistare tutte le azioni, pagandole per metà in contanti e per metà permettendovi di divenire azionisti con il trasferimento di quattromila azioni proprie. La nuova società venne costituita il 1º dicembre 1915 e Società Anonima Birreria Ichnusa entrò nel portafoglio titoli della Vinalcool con lo stesso Amsicora Capra consigliere delegato. La nuova società sarebbe poi andata avanti con una gestione autonoma fino all'agosto del 1928, allorquando la Vinalcool avrebbe deciso (in un'operazione di riorganizzazione industriale e finanziaria, resa in parte necessaria da difficoltà operative) di procedere direttamente alla gestione produttiva e commerciale garantendo per l'affitto dell'esercizio industriale e commerciale di quella società un canone annuo di 100.000 lire nette. Nel 1940 poi la Società Anonima Birreria Ichnusa venne assorbita definitivamente nella Vinalcool e Birra Ichnusa ne divenne un marchio di quest'ultima. Per circa 30 anni dalla sua fondazione la produzione rimase confinata al solo ambito regionale, comunque con un discreto successo di vendite. La seconda guerra mondiale interruppe per qualche anno il lavoro, tanto che la Birraria di via Marche divenne nel 1943 un rifugio antiaereo contro i bombardamenti degli alleati[5]. Nel dopoguerra, grazie a una maggiore pubblicità e a maggiori richieste da parte del mercato, la "nuova bevanda" vide invece aumentare considerevolmente la richiesta della birra, sia in Sardegna che in continente. La Vinalcool crebbe e iniziò a creare o acquisire delle società per azioni controllate per differenziare i mercati: la Vini Classici di Sardegna per il settore vinicolo, la S.P.A.I. (acronimo di Società Per azioni Agricola Industriale) e l'I.S.B.A. (acronimo di Industria Sarda Bevande Alimentari). La S.P.A.I. si occupò del settore della birra ed era la titolare del marchio Birra Ichnusa e tramite essa si decise nel 1963 di costruire una nuova unità produttiva ad Assemini nella zona industriale di Macchiareddu-Grogastu, un'area allora particolarmente ricca di falde acquifere. Lo stabilimento diventò operativo a partire dal 1967 e fu il primo in assoluto in Italia, ad installare serbatoi di fermentazione cilindro-conici verticali. Lo stabilimento storico a La Vega venne chiuso e definitivamente abbattuto nel 1975 per lasciar spazio a nuovi palazzi residenziali. Tramite l'I.S.B.A, con sede ad Abbasanta la Vinalcool si lanciò anche nella produzione di bibite analcoliche come la spuma, il chinotto, il ginger e l'aranciata, tutte anch'esse a marchio Ichnusa. La S.P.A.I. poi si trasformò successivamente in Birra Ichnusa S.p.A.. Nel 1981 la produzione raggiunse la cifra di 400000 hl all'anno, che diventarono 580 000 nel 1986, occupando 85 dipendenti; attirando gli investimenti stranieri. Nel 1986, il marchio Birra Ichnusa fu acquistato dalla multinazionale Heineken Italia S.p.A. (al tempo Birra Dreher S.p.A.) che mantenne, oltre alla ricetta, lo stabilimento ad Assemini, che venne ampliato per produrre anche altre birre del gruppo olandese. Con l'acquisizione da parte di Heineken, cessò la produzione delle bibite analcoliche a marchio Ichnusa. Come marketing Heineken ha utilizzato il Made in Sardinia del prodotto con sponsorizzazioni legate ai simboli della Sardegna e, in particolare, alla bandiera dei quattro mori, per posizionarla nel mercato italiano come birra locale, ma non confinata alla Sardegna. Nel maggio 2019 è stato presentato il progetto per l'aumento del 54% della capacità produttiva dello stabilimento di Assemini da 149 a 230 milioni di litri l’anno.